stromboli-big

STROMBOLI – m.900 Sicilia

Glisse sul vulcano

 

stromboli1Era da almeno un decennio che mi girava per la testa l’idea di una visita alle isole Eolie e una discesa dallo Stromboli con gli sci. Coniugare il mare e lo sci sulla ghiaia mi sembrava una cosa simpatica; ma non certo una novità. Già altri su questo vulcano mi avevano preceduto e infatti la Sciara del Fuoco era stata discesa per la prima volta da Angelo Piana nella primavera del 1978, seguito un anno dopo da Giorgio Daidola e nel 1983 da Michel Parmentier, altro sciatore errante che scoprì lo sci nel Mediterraneo, lontano dagli ambienti abituali (neve e freddo); e in particolare su un’isola che sbuca dal mare con la sua bocca di fuoco. Nel marasma di carta della mia libreria avevo trovato un articolo di Giorgio Daidola dal titolo festaiolo “Prendi la barca e andiamo a sciare” datato novembre 1979 dove riportava:” Ad esperienza conclusa non mi sento di consigliare la discesa della Sciara del Fuoco: è troppo pericolosa.” La sua affermazione mi sembrava sin troppo perentoria anche se nei mesi precedenti l’attività vulcanica era ripresa assai vivacemente: dall’Etna alla Kamchatka, passando per ilPopocatepetl in Messico e il Tungurahua in Ecuador.

 

stromboli2Quattro mesi prima, e precisamente a fine gennaio 1999, ero salito sull’Etna con gli sci partendo dal rifugio Montagnola a 2.600 metri di quota. Su consiglio dell’amico Sandro Privitera di Catania, esperto conoscitore della montagna, avevo piantato la tenda sul versante sud-ovest sotto la cima, per proteggermi tra l’altro dal freddo polare e dal vento gelido che imperversava. Nella notte la persona che condivideva con me la tenda mi sveglia dal sonno terrorizzata dai chiarori che a tratti illuminavano i teli interni e impaurita da strani boati che si confondevano agli ululati del vento. Era il risveglio del vulcano che lanciava le sue “bombe” infuocate poco lontano da noi, in direzione est e fortunatamente verso il lato opposto al nostro campo. Non sono servite le lampade frontali per far luce su quello che dovevo frettolosamente buttare dentro lo zaino; la lava incandescente sputata come petardi illuminava il cielo, creando un gioco di luci che da un lato mi affascinava, misto ad un senso di impotenza che avvertivo rispetto ad una natura tanto sconosciuta. La discesa alle 2,30 del mattino fino al rifugio Sapienza è stata allontanarmi da un pericolo che avevo avvertito forte intorno a me, complice di un’emozione straordinaria. Lo Stromboli così mi sembrava nel segno della continuità di un’idea mediterranea, sui turbolenti vulcani della Sicilia.

 

 

Arrivato nell’isola eoliana con Gabriele Sinibaldi nel tardo pomeriggio di fine maggio, ci incamminiamo da Piscita verso le 19 per risalire il vulcano fino alla cima. Mentre stiamo preparando il sacco a pelo per la notte di fronte al cratere che sta sotto di noi, artefice eruzioni a intervalli regolari, sento due persone nel buio che bisbigliano il loro stupore per ciò che stanno ammirando. Una voce la riconosco immediatamente ed è quella di Fulvio Mariani che con Paolo Tassi ho conosciuto in una crociera sci-alpinistica tra i fiordi della Norvegia un anno prima. Anche loro sono quì per la prima volta; con gli sci a tallone libero.

stromboli4E’ una casualità non solo ritrovarci ma aver portato tutti gli sci, un evento inusuale nell’isola. Questa è una delle tante conferme che a muoversi in modo strano o in posti strani alla fin fine sono sempre gli stessi.

La valutazione che facciamo sulla Sciara del Fuoco è la stessa di Giorgio Daidola vent’anni fa: troppo pericolosa, specie allo stato attuale. Le discese le faremo dalla parte opposta, lungo la Sciara “della Tranquillità”. Mauro Girardi, Alberto Busutti, Fabrizio Deville, Anna Comacchio, Fulvio Mariani e uno scatenatissimo Paolino Tassi che parte con gli sci direttamente dalla cima, si cimentano in telemark lungo tutto il versante est , su ghiaia lavica mista; fine, grossa e con qualche blocco quà e là. E’ un gioco scivolare, con il mare li in basso come lungo i pendii dei fiordi norvegesi. Ci stiamo abituando pian piano a non vedere solamente strette vallate o passi e l’infinito delle montagne; gli spazi ampi del mare ci sembrano sempre più naturali, una continuità “diversa” degli altopiani e dei rilievi. Questa avventura mediterranea finisce con gli sci direttamente nell’acqua, un tocco di frescura che non guasta, pregustando già la cena di pesce in una piola di Ficogrande.

 

stromboli3 stromboli5
stromboli6 stromboli7