TraversateI Nomadi di Battiato alla corte di Marco Polo"Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità..." Battiato ci rimanda un'immagine romantica e intimista, che ci riporta indietro di molti secoli, all'origine stessa del nomadismo. Il nostro pensiero va nel cuore dell'Asia dove uomini inquieti e ardimentosi si muovevano già 15 secoli orsono, in quella direttrice commerciale formidabile che portava la seta dalla Cina al Mediterraneo. Vogliamo quì prescindere dalle motivazioni economiche e commerciali che stavano alla base del traffico carovaniero; ci preme piuttosto accennare al significato culturale e umano della vita nomade. Primo fra tutti un cambiamento sostanziale nel rapporto dell'uomo con lo spazio, attraverso il superamento delle diversità storico-culturali e degli ostacoli geografici. Poi la scoperta di altri mondi a volte molto complessi con la percezione dilatata e il desiderio di comunicare, di allargare le relazioni. E in questo mutato universo senza confini anche la vita delle oasi, punti di approdo e di fusione di civiltà e culture diverse, e nodi vitali del traffico nomade poteva diventare incerta ed effimera, legata cioè ad un semplice cambiamento di percorso delle carovane. Un piccolo scarto di rotta poteva far precipitare città ricche e fiorenti nell'oblio e nell'abbandono. Ci sembra molto felice quest'immagine dei nomadi precursori del villaggio globale. Noi che, alle soglie del terzo millennio siamo abituati a una tecnologia che polverizza le distanze e conta il tempo in nanosecondi, sentiamo un desiderio irrefrenabile di ricuperare un "tempo storico". Abbiamo bisogno di ritrovarci con la natura assoluta, di camminare su piste polverose e monti innevati, dove gli orizzonti di luce e silenzio ci aiutano a ritrovare uno spazio interiore.
"... nei villaggi assolati e nei bassifondi dell'immensità ed i lamenti della solitudine si prolungano camminatore che vai cercando la pace al crepuscolo la troverai fuori città alla fine della strada" ("Nomadi" di Franco Battiato)
Per noi l'illusione dura solo un attimo perché la vita ci incalza e ci travolge. Ma quando sostiamo davanti alle acque del lago Karakul, come Marco Polo, per riposarci un istante, ci riscopriamo soli. Però non è la solitudine nevrotica e angosciante che conosciamo. Si tratta di una solitudine diversa: antica, dolente, condivisibile e umanissima che ci restituisce, se pur brevemente, un senso di appartenenza da tempo dimenticato. ![]() TREKKING
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