Spedizione in NorvegiaMILLE FIORDI DREAMDa Tromso con una vecchia baleniera del 1949, la Polstjerna, attraverso i fiordi per una crociera scialpinistica.
Quando alla fine dell'aprile '98 sto per arrivare a Tromso rileggo nella mente i racconti entusiasti e misurati di Giorgio Daidola su questo angolo di mondo. Una striscia di territorio percorsa da una dorsale montagnosa che si riversa precipitosamente ad ovest sul mare. Vedo distribuita sotto di me, tra il mare e le cime, la costa sinuosa e infinita, e le isole che la accompagnano nel suo percorso verso nord. Una fascia di terra che è un mosaico sull'acqua e lo specchio di questo Paese; la Norvegia. Una delle sue caratteristiche è l'Hurtugruten, la nave-postale che collega Bergen, il sud, a Kirkenes, il nord, ai confini con Finlandia e Russia, attraversando a metà del suo viaggio le isole Lofoten. Saghe, fiabe ed eroi che hanno la loro storia scritta tra le onde come per i Vichinghi, loro avi, grandi navigatori.
Mi accorgo di aver scoperto con molto ritardo il settentrione del mondo e debbo ammettere il fascino di una natura dolce e discreta, talvolta grandiosa che ha il l'indubbio vantaggio del Grande Nord a portata di mano. Era da tanto tempo che Giorgio ed io avevamo in programma un viaggio insieme e questa era l'occasione giusta.
Una crociera scialpinistica che ha come base d'appoggio una vecchia baleniera del 1949, la Polstjerna, e come terreno la penisola montagnosa del Lyngen, posta a 60 km. ad est di Tromso. Direi che è abbastanza inusuale navigare per raggiungere gli approdi dove partire con gli sci e salire lungo vallate strette e forse mai percorse in questo modo per arrivare sulle cime o su ghiacciai che si riversano su versanti opposti. Scenari mozzafiato con dei compagni di ventura un pò speciali: il top del telemark mondiale. L'incontro del gruppo avviene all'aereoporto di Tromso dove gli amici arrivano da Oslo e da Stoccolma, mentre Luca Gasparini ed io siamo già in loco da un paio di giorni. Ci trasferiamo con tutta l'attrezzatura nel centro città e precisamente sul porticciolo di fronte al Museo Polare dove è parcheggiata la nave. Il capitano Reidar Pettersen ci accoglie sorridente come fossimo vecchi amici; questa per lui è un'occasione per far navigare il vecchio cruiser e tener viva la speranza di non sentirlo abbandonato. La nostra sarà certamente una delle sue ultime uscite perchè la Polstjerna non è dotata di nessun confort e i suoi motori gracchiano troppo forte per i palati delicati del turismo di massa e non. E invece per noi è come respirare il clima delle uscite in mare aperto alla caccia delle balene, con le foche ammassate sulla stiva tra la furia delle tempeste; e tempeste artiche e impatto con i ghiacci la Polstjerna ne ha visti e vissuti di ogni sorta. La sua fama è dovuta al fatto di aver retto nel tempo e di essersi sobbarcata una serie di spedizioni scientifiche tra i ghiacci polari; è un pezzo da museo che ha dei costi troppo elevati per essere conservata in futuro. Tromso, la "capitale dell'Artico", è una cittadina tranquilla distribuita su un'isola boscosa che è stata un centro commerciale importante per le rotte polari. Il punto più animato resta sempre la birreria al porto dove si incontrano tutti; per riuscire a bere una birra, ottima, bisogna farsi largo con energia e decisione. A fine aprile Tromso non è ancora stata pulita dalla neve che è da poco sgelata e da l'impressione di essere un pò trascurata e sporca, ma il lavoro di pulizia da parte dell'amministrazione viene fatto nel mese di maggio; con la meticolosità scandinava. Alloggiamo dapprima allo Skipperhuset Pensionat che puzza di fumo stagnante ed è frequentato freak squattrinati e pensionati usciti da un'altra epoca; miserabondo. Ci trasferiamo allo Kongsbakken Gjestehus, che costa meno, belle camere e che dalla sua posizione collinare domina il piccolo centro. Proprio da Tromso partì Roald Amundsen il 18 giugno del 1928 con un aereo alla ricerca del dirigibile Italia di U. Nobile e che mai più fece ritorno. L'interessante Polarmusèet è dedicato per buona parte a questo eroe dell'artico e proprio prima di salpare per il Lyngen gli dedichiamo una visita.
La Polstjerna e il Lyngen Con il nostro capitano e i suoi due "ingenieri", così li chiama lui, lasciamo Tromso nel tardo pomeriggio del 27 aprile con un tempo incerto, tanto che verso sera il cielo si fa scuro e minaccioso. Scopriremo già da domani che le condizioni meteorologiche variano così in fretta che non vi è mai da preoccuparsi; si parte senza riserve convinti che volga al meglio. La penisola del Lyngen è considerata un vero Eldorado dell'Artico; vi sono le formazioni montuose di tipo alpino più selvagge di tutta la Norvegia. Le cime più elevate sono: Jjehkkevarri di 1.833 metri, Store Lenangstind di 1.596 m., Istinden di 1.550 m., Store Jaegervasstind di 1.545 m. e Bredalsfjellet di 1.538 metri. Le nostre escursioni e salite riguardano il grande ghiacciaio di Gammvikblaisen che raggiungiamo dalla baia di Gammvika nel sud; e poi sulla costa nord la cima del Koppangstinden (1.224 metri) risalendo dalla baia lungo il vallone che porta sul ghiacciaio del Koppangsbreen. E infine ancora sulla costa sud del Stornfjord fino ad attraccare nella baia di Lyngsdalsora per risalire la valle a sinistra e superare la cima del Nedretinden; di fronte appare la vetta del Daltinden che si risale ancora a sinistra per un ripido pendio fino a superarla rompendo la cornice finale. Quì Manolo si "esibisce" in un numero dei suoi e riesce poi ad aprire un varco per far passare tutti gli altri con minor problemi. La discesa si snoda sull'ampio versante opposto che si ricollega sulla destra ancora al percorso iniziale. Per me che non conoscevo questo felice connubio tra mare e montagna e il mondo "leggero" del telemark è stata una scoperta piacevole. Incredibili le discese dei miei compagni, a partire da Morten Aas e le sue "massime pendenze", le "pennellate" di Luca Gasparini, Manolo e Osvaldo Monaci e poi tutti gli altri. L'idea di questa crociera è nata da Thorleif Gunhldrud, detto "Toffa", preparatore atletico della nazionale norvegese di sci che doveva far venire anche Jagge, Buras e Lasse Kjius, poi rinunciatari per impegni, e a lui va il merito della nostra spedizione.
Il gruppo era formato da: Fulvio Mariani, Morten Aas, Paolo Tassi, Nadia Dimai, Giorgio Daidola, Luca Gasparini, Osvaldo Monaci, Filippo Jacoacci, Manolo, Mario Trimeri, Bernie Bernthal e Thorleif Gunhldrud. ![]() ![]() |